venerdì, settembre 26, 2003
Ultime ore di organizzazione della multifesta. Dopo lauto pagamento di pizzo all'associazione a delinquere di stampo mafioso anche nota come SIAE, piuttosto che mettermi a montare il bar, monsieur supervisore mi ha suggerito di starmene a casa fino alle sei a sfornare cd visto che il gruppo ci ha dato forfait. Penso che ne farò tre. Uno un po' trendy e un po' lounge; e ci ficco Saint-Germain, Groove Armada, Morcheeba e altro chill out. Un altro sarà rockettaro; ci zeppo roba vecchia tipo Rolling Stones, Clash e anche qualcosa di nuovo tipo Roots, Macy Gray, Muse. Il terzo più melo e latino, Buena Vista Social Club, una spruzzatina di Battiato e Capossela, e anche i danzerecci Tribalistas. Ce ne vorrebbe un quarto demenziale (cd di Elio non lo trovo) e un quinto nu poco cchiù discotecante, ma non dispongo del genere. Mi toccano sempre i compiti più ingrati. Per stasera mi faccio i capelli mossi.
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mercoledì, settembre 24, 2003
MERAVIGLIOSO. MERAVIGLIOSO. MERAVIGLIOSO. Niente understatement in questo post. MERAVIGLIOSO. MERAVIGLIOSO. Nessuno che parlasse al cellulare, nessuno che leggesse un quotidiano, nessuno che si limasse le unghie, nessuno che si grattasse gli zebedei. Soltanto 22 occhi puntati su di me (di cui due di ghiaccio, ma meno di ghiaccio del solito), senza ostilità ma con interesse. Quindici minuti lisci come l'olio senza una interruzione una. Voce lievemente bassa -ma non tremante- all'inizio, che acquista sicurezza, anche eloquenza e linguaggio tecnico a tratti. Due domande; una metodologica di facile risposta, l'altra tecnica dalla risposta spudoratamente inventata, ma ha soddisfatto l'interlocutore, per cui chissenefrega. Battuta su qualità dati Istat fa ridere la commissione -l'originaria teleologia non voleva fosse una battuta, ma lo humour degli economisti è impenetrabile. Si accomodi pure. Mi accomodo pure, per sì e no venti secondi, poi rientro ed è un lampo, e ho il mio -sì vabbè lo dico- centodiecielode offertomi quasi con gentilezza con l'unanimità di undici sorrisi e undici strette di mano. MERAVIGLIOSO. Meraviglioso il babbo con il suo garbo partenopeo, meravigliosa mamma con il suo aplomb un po' snob ma anche un po' selvatico, meraviglioso zio che aveva gli esami ma è venuto da me, meraviglioso Andrea che si è commosso, meravigliosa Martina che è arrivata tardi ed è entrata e metà, Stefania che aveva il singhiozzo prima che io entrassi, meraviglioso Diego che si è fatto ottanta chilometri per dirmi ciao stronza tanto lo sapevi che prendevi il massimo, meravigliosa zia giulia che mi risentiva il discorsino ieri sera, meravigliosa anto col suo modo defilato eppure partecipe. Meraviglioso il temporale lampi tuoni fulmini e saette di stanotte che ha lasciato spazio a una piazza del campo splendente e a un aperitivo indimenticabile. Signori miei, esistono davvero dei momenti di pura felicità.
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martedì, settembre 23, 2003
Emmmm... proprio non mi convinco ad andarmene. Spero solo che domani qualcuno smetta di parlare al cellulare, leggere un quotidiano, limarsi le unghie o grattarsi gli zebedei per ascoltarmi anche sono un minuto. Fermo restando che gli occhi di ghiaccio devono essere puntati su me sola (e guai se dà anche una sola occhiata alle mie amiche). Ho finalmente definito il mio abbigliamento; forse un po' troppo collegiale, però non è monacale; ne sono moderatamente soddisfatta. Goodbye. For good tonight, hopefully.
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martedì, settembre 23, 2003
Meno dodici, più o meno, di cui otto andrebbero devolute in beneficenza al sonno. Dubito che i propositi caritatevoli vadano a buon fine. A bientot (ci vorrebbero un accento grave e uno circonflesso) mes amis, pensatemi (tanto tanto intensamente con il corpo e con la mente... potrei fare una citazione di tale levatura anche domani mattina, se fossi in forma).
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martedì, settembre 23, 2003
Ricreato il senso di cuccia e già svanito in un attimo. Mancano meno di 28 ore. Domani vedo l'uomo dagli occhi di ghiaccio per l'ultimo rendez-vous nell'ultima stanza del corridoio del soppalco... e devo riuscire a tenermi sotto i 10 minuti; oggi il mio tempo migliore è stato 13 minuti e mezzo. E poi ci sarà l'organizzazione della multifesta per venerdì, che ormai pare l'affare dell'anno; molto multisala e multitask. Scommetto che ci sarà l'universo creato e io non mi divertirò. Organizzarla con il mio fu confidente tramutatosi in faccia tesa ed espressione forzata non mi aiuta di certo. Ho visto buongiorno notte. Bello, emozionante, non ha niente della ricostruzione storica, e non è presuntuoso. Maya Sansa straordinaria, Lo Cascio deludente. Se non altro non fa il ruolo politically correct, che non se ne poteva più di Lo Cascio psichiatra, Lo Cascio icona della lotta alla mafia e Lo Cascio autista schivo e romantico.
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martedì, settembre 23, 2003
Oggi pomeriggio sono andata verso le tre a farmi un bagno a una piscina termale, venticinque chilometri da qui. Bel sole, pure una discreta nuotata, il resto del tempo appiccicata al telefonino, proprio da smorfiosa (o cafona?), rendendo edotte circa la mia vita privata tutte le sdraio della fila. Sono andata a farmi la doccia verso le cinque e mezzo e uscita dagli spogliatoi venticinque minuti dopo. Il cielo si era rannuvolato. Il tempo di salire in macchina e imboccare la quattro corsie che cominciavano a scendere un po' di goccioloni da quella nuvola fantozziana dal raggio di pochi chilometri. Lontana la città assolata, a breve un bel temporale. Di fronte a me due macchine disciplinate, una jeep e una station wagon; non superiamo gli ottanta all'ora nel bel mezzo di queste mandorle d'acqua che si lanciano sul vetro. Di fronte il sole splendente; attorno tanta luce, anche se di striscio quella del tramonto. Ascolto il cd dei tribalistas -unica concessione ai ritmi danzerecci estivi. Io, ja sai namorar e il mio involucro protettivo grigio metallizzato riempito di sole e circondato di copiose e incredule gocce di pioggia. Guardo nello specchietto e vedo i miei occhi che ridono; mi sporgo un po' di più e anche la mia bocca sorride. Sono completamente rapita da questo senso di cuccia morbida che mi avvolge insieme alla musica ad alto volume.
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lunedì, settembre 22, 2003
Sta decisamente salendo il nervosismo. Eppure mi sembrava di essere così tranquilla fino a stamattina. Mancheranno più o meno 37 ore.
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domenica, settembre 21, 2003
Sogni strani. P, amico e confidente, recentemente trasformatosi in sorriso nervoso e ostile, era un quindicenne e piangeva nella mia macchina implorandomi di perdonarlo per il fatto di avermi mentito dicendomi che era andato in collegio... per di più i capelli li aveva scuri e ricci. A un certo punto io ero su una terrazza di una casa al mare, d'inverno, con tanto tanto vento e nuvolaglia sparsa, era quasi buio. Forse stavo in Inghilterra. Sapevo che stavo facendo tardi per qualcosa di importante, ma non mi spostavo di un'unghia. Sto cercando di prendere un po' di sole in giardino.
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domenica, settembre 21, 2003
Chardonnay:1. Cuba libre (mon amour):2. Screwdriver:1/2. Martini bianco:1. Di cui offerti:3. Incontri degni di nuovo flirtaggio:1. Rompipalle:2. Incontri dolorosi:2. Flirt abitudinari:2. Il tutto condito da tazzona di latte e special k al mio rientro, 10 minuti fa. I'm a bit tipsy (like our prime mister when talks about judicial system and fascist regime) and I am afraid I might turn into Bridget Jones. Goodnight everyone. God bless my ability as a driver.
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sabato, settembre 20, 2003
La promessa che mi ero fatta di andare a letto presto si è persa tra i comandi di power point. A forza di un'altra slide soltanto e poi spengo la luce, ho finito la presentazione e ho anche spoggettato l'orario della sonnolenza. E mentre spoggettavo l'ho invitato alla mia festa. Con un messaggio del cellulare, messaggio neutro e immacolato, immerso nella candeggina e tratto fuori grondante purezza di forma e di intenti. Ovvero: venerdì 26 festeggio la mia laurea; sei invitato. Uscito dai venti minuti di meditazione, il telefono vibrò. E quel numero così familiare è ricomparso sullo schermo. La mia voce non aveva flessioni e mi guardavo un'unghia, quella dell'anulare sinistro per la precisione, un po' asimmetrica, dovrei mettermi lo smalto rinforzante domani. Stella del firmamento albo degli avvocati rampanti ti ringrazio tanto, che sei riuscita a combinare una splendida udienza per venerdì mattina a 800 chilometri da qui. Non verrà, ed è tanto tanto dispiaciuto, ma anche tanto tanto sorpreso ed estasiato dell'invito e della mia cesellatura formale. Vabbuò, intanto non viene. E io posso fare la scema con chi mi pare.
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giovedì, settembre 18, 2003
Si snoda nella mia testa con più nitidezza e meno fragore l'immagine di questo futuro. Dovrebbe essere rarefatto, nebuloso, del tutto inconsistente, come si addice in questi casi, a queste fasi di transizione. Invece, come è sempre successo in questi ventiquattro anni, si tratta di futuro colpo di scena, audace, incalzante, impertinente. Così da non provare indolenzimenti prolungati, ma un unico strappo, che non produce dolore immediatamente, ma certo lo farà, non appena avrò un attimo per riflettere e per prendere fiato. Stasera la solita uscita. Stesse persone. Stesse conversazioni. Stesse battute. Eppure mi sembrava diverso, tutto così malinconico e dolcissimo. Pregustavo immagini della nostra festa. Assaporavo ricordi, ognuno un luogo un sorriso un commento uno sguardo complice un'amicizia insospettabile. E ho fatto in modo che i miei pensieri non venissero offuscati dalle fratture, quelle recenti, vulnus ancora sanguinante, e quelle più antiche, cicatrice indelebile. A fare da tappezzeria le ho messe. La torre era rossiccia e benigna alle nostre spalle. Ho ascoltato musica cheesy in macchina mentre tornavo a casa, persino robbie williams. Tra una settimana sono già laureata.
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martedì, settembre 16, 2003
Si profila, subitanea e inattesa, prospettiva di repentino trasferimento in altra città, tempo poche settimane. Adesso sono euforica. Ma è tempo di riflettere e metabolizzare.
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giovedì, settembre 11, 2003
Mi son fatta scudo del mio rossetto rosso. Ha lasciato una traccia su ogni sigaretta fumata, sul mio cuba libre, su ogni guancia baciata e anche su di me evidentemente. Che ho deciso di salutarti, a te che facevi finta di non vedere non sentire non capire. Sarà stato che oggi sono una magica commistione di buonismo e coglionaggine; ho salutato il tuo amico, l'altro tuo amico e pure te che sfoggi con disinvoltura i maglioni, quelli belli e morbidi, di cotone beige, che ti ho regalato io. Tremavano i tuoi occhi la tua mano la tua voce, nemmeno fossi stata la madonna di lourdes. E la mia bocca parlava, sorrideva pure; anzi no, era il rossetto rosso rosso rosso che faceva il lavoro di ricucitura al posto mio, dandoti sinceri ragguagli sulla mia vita. Il mio corpo adrenalitico, ridotto ormai a quarantacinque chili nervosi, ha reagito orgoglioso con spalle aperte e mento dritto, fiero di fronte questa deliberata dimostrazione di saggezza del rossetto, che, forte del suo colore acceso e denso, ti ha schiaffeggiato e accarezzato al tempo stesso e il sapore agrodolce della mia lontantanza ti è arrivato dritto laddove forse coaguli qualcosa anche tu. Non mi manchi più. Mi manca altro. E mi manca tanto. Tu l'hai rappresentato per un po'. Ti eri messo l'abito in prova; l'avevi sformato. Ne avevi bucato le tasche, consumato il collo, sgualcito il tessuto. L'ho rimesso in sesto, filo per filo; lavoro di impegno soprattutto: per essere sereni non ci vogliono le alchimie, ma un impegno coriaceo, e un rossetto rosso che ti ricordi che te lo meriti. L'ho appeso nell'armadio, in attesa: c'è una stagione per ogni abito.
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mercoledì, settembre 10, 2003
Appisolata sul letto sfatto; le ore di sonno notturno sono sempre troppo poche e oggi ero ciondolante e lamentosa. Franco mi ha raggiunto con balzo felino dalla finestra, e stremato dallo sforzo mi ha sbadigliato in faccia, si è sistemato a mezza luna e ha allungato una zampa sul mio collo, prima di dormire anche lui. Mi sveglia ben harper. Forse dovrei cambiare cd. oh no here comes that sun again it means another day without you my friend and it hurts so much to look in the mirror at myself and it hurts even more to have to be with somebody else and it's so hard to do and so easy to say but sometimes you just have to walk away
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martedì, settembre 09, 2003
Urgono riflessioni e fase di progettualità circa la mia festa di laurea.
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martedì, settembre 09, 2003
Ti è parso strano. Da te non volevo nè pane nè parole. Ma un po' di companatico per il mio silenzio. Ti è sembrato intrigante. Da te non volevo il fragore della risata nè le stelle. E ti sei innamorato di me, per un po', finchè t'è parso; chè le stelle e le risate e le mense imbandite me l'hai volute regalare tu, senza contrassegno o ricevuta di ritorno. Finchè t'è parso. Finchè era un gioco. Io uno spettacolo privato, tu un fuoco pirotecnico in pasto al mondo, a quel mondo che ti lusinga, ti seduce e ti lima e assottiglia che oggi hai lo spessore di un'ostia e un futuro di cirrosi. Finchè t'è parso. Finchè non è giunto il livore, il rantolo esterrefatto di fronte alla mia solida sfuggevolezza: che non tutto è una somma algebrica, e il processore del tuo cervello non sa tener di conto. E non ha messo in conto: che io osservo mentre guardo, che la pioggia di Albione mi è rimasta dentro, che delle parole mi innamoro, e non della radiofonia vocale che le accompagna. Finchè ti stupivi di avermi addomesticata. Finchè t'è parso.
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domenica, settembre 07, 2003
Il flirt abitudinario è una cosa seria, e quindi urge introdurre la sua descrizione in un post piuttosto che in un commento. Dicesi flirt abitudinario atteggiamento vagamente ammiccante, ma mai volgare o impertinente, che si instaura tra giovane single di sesso femminile e gruppo di conoscenti/amici di sesso maschile, non necessariamente single, dotati di caratteristiche (vuoi estetiche, vuoi intellettive) che li annoverano nelle lista di "potenziali". Il flirt abitudinario è solitamente composto da: 1)saluto molto affettuoso genere oh che piacere vederti, era così tanto che non ci incrociavamo( da stamattina in biblioteca?); 2)amabili prese in giro circa le rispettive manie, frasi, abitudini - quasi a testimoniare che, beh, sì, ci conosciamo piuttosto bene diciamo, ma soprattutto ci capiamo al volo; 3)moderato contatto fisico, fatto di venti metri a braccetto per raggiungere il bancone del bar, braccia che cinge la spalla altrui in pose che ti immagini ti farebbero apparire decisamente irresistibile in fotografia, protettivo braccio che evita che tu, così preziosa, venga travolta da quel cafone che si fa strada a gomitate per passare nella ressa; 4)generici progetti di futuri bagordi insieme: giornata al mare, cena a casa di tizio o caio (non a casa di uno dei due, perchè è già troppo compromettente), concerto di quel gruppo di cui ti parlavo... 5)nel caso di stadio iniziale, scambio di numeri di telefono (cellulare e non fisso). Quello che distingue il flirt abitudinario dal flirt ortodosso è che se il secondo è finalizzato a una forma di quagliamento, il primo è più un modus vivendi piuttosto che una tecnica di seduzione. Il flirt abitudinario non va a buon fine infatti; o meglio si verifica un'eterogenesi dei fini: si conclude con tu che lo rinneghi dal novero dei potenziali, oppure lo nomini amico del cuore (somiglia tanto a un orsacchiotto!), o gli dai il numero di telefono della tua amica, e poi lui si dà alla macchia. E viene automaticamente sostituito da un nuovo potenziale. L'abitudinarietà sta appunto nel suo rassicurante andamento ciclico e pigro. E' come il cesto dei panni sporchi: non fai in tempo a fare una lavatrice che già è di nuovo pieno di cose da lavare.
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domenica, settembre 07, 2003
Nemmeno la Turandot ha risvegliato il mio torpore; le luci, i costumi, l'atto finale, la strabiliante scenografia della conchiglia della piazza: bello, bello, quand'è che mi emoziono? Mmmm, no, l'emozione proprio non arriva, si deve essere presa un periodo di ferie, forse è alle terme che si fa massaggiare per poi tornarsene purificata e molto zen. Telefonata intercontinentale di Sara, dopo mesi di silenzio, io che biascico inglese nel mezzo della rimpolpata popolazione studentesca. Brividi di nostalgia e malinconia? Nessuno. Birra mimetizzata nella folta schiera di amabili cazzeggiatori, di cui la mia vita si è inebriata e intossicata per tutta la scorsa primavera -ma come facevo a fare le tre del mattino tutte le sere a giugno?!? Un'estate ci ha diviso, e 20.000 parole inserite in questo computer, cosa sarà mai? Eppure mi sento selvatica, un po' rustica, poco propensa a offrire le mie risate in pasto a chicchessia, refrattaria al flirtamento di routine, all'inserimento forzoso, alla risposta pronta. E' ormai evidente: la mia vita sociale ha bisogno di una messa a punto.
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sabato, settembre 06, 2003
Giornata traccheggiona. Il rilascio di tensione finale di ieri sera mi ha proiettata in un sonno maratoneta e saltatore a ostacoli, che ha superato con disinvoltura sveglie, finestra aperta, telefonia fissa e mobile e ha raggiunto il traguardo delle undici e un quarto senza avere nemmeno il fiato corto. E mentre io me la ronfavo l'uomo dagli occhi di ghiaccio ha corretto e vidimato, lasciandomi una mail di mite approvazione ad attendermi al risveglio. Bon, come dice mamma e le mie amiche pensano che è così sciccosa. E mo' che faccio? Ho sviluppato un senso di inquietudine latente combinata con un riflusso di pigrizia oggi, e non ho finito di scrivere le conclusioni. Temo che si amplifichi domani. Dovrei andare a farmi un giro in centro stasera. Dovrei, appunto. E' la voce del verbo dovere che mi spaventa, non tanto il condizionale.
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sabato, settembre 06, 2003
Agrodolce mise una virgola, poco dopo inserì anche un punto e virgola. E nel giro di una frase arrivò anche lui: il punto. A porre fine all'ultimo capitolo della sua tesi. Ben Harper -tum tum, tututum- cantava I'm breaking down, I'm breaking dooooown, mentre lei zippava il file, si connetteva alla rete e lo mandava in allegato all'uomo dagli occhi di ghiaccio (chissà se c'ha gente anche ora). Poi loggava su splinder, e nel frattempo Paolo Conte cantava ma se capita chissà se capita un po' di giungla anche per me.
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venerdì, settembre 05, 2003
Il riferimento letto da poco a riguardo dei chupa chups mi ha ricordato quest'episodio. Poco tempo fa al tabacchi vicino casa - dove per la prima volta oggi ho comprato un pacchetto di sigarette funerario-, un bambino, avrà avuto al massimo quattro anni, esce in lacrime, assolutamente disperato e inconsolabile. Io, che non sono molto familiare con i bambini, anche se solo da poco non appartengo più alla categoria, mi sono allarmata dalla dirompenza di quel pianto. Che la mamma l'avesse brutalmente schiaffeggiato? O che si fosse fatto male? O magari si era fatto la pipì addosso... Ignara mi avvicino, così riesco a sentire quello che sillaba a difficoltà tra i singhiozzi: VOLEVO CIUPA CIUPAAAAAAAA... VOLEVO CIUPA CIUPAAAAA... a una mamma visibilmente infastidita. Io, che mi intenerisco facilmente data l'assenza di marmocchi (e fidanzati) nella mia vita, sono rimasta incantata di fronte al prezioso universo di valori dei bambini, e al loro relativismo massimalista: o ciupa ciupa o una tragedia, e mi faccio sentire da tutti. Voglio un bambino anch'io.
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giovedì, settembre 04, 2003
Non riesco a fare a meno di togliermi questi pantalonacci di tela bianca e blu e la maglietta verde con i gatti, entrambi lisi e stropicciati, compagni da giorni delle mie ore domestiche di fronte al computer, sul letto, sulla poltrona, sul divano, raramente alla scrivania, per la felicità della mia cervicale. E' la teoria di Stefania che prende piede; lo schifo aiuta lo studio. Che te li lavi a fare i capelli se l'unico incontro che puoi ipotizzare è quello con il gatto? Perchè limarsi le unghie, farsi la ceretta, vestirsi in modo urbano, e anche mettersi il deodorante? e le cicche, chissenefrega di svuotare il posacenere, o di lavare i piatti tanto mica aspetti ospiti? o di togliere calzini e mutande sporche dal pavimento, che soltanto nei film arriva all'improvviso un giovane belloccio a suonarti al campanello perchè non trova la strada... e via così, in un turbinio di deliberata trascuratezza che rischia di mettere a repentaglio le più elementari norme igieniche. E mentre la pila dei piatti cresce, il pelo superfluo si rinvigorisce e l'incarnato si spegne, in bocca si comincia a pregustare il saporino piacevole della riscossa, della mattina in cui potrai svegliarti e trasformare il rospo in principe, il bozzolo in farfalla, magico momento di catarsi. Devo consegnare la tesi in segreteria mercoledì.
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martedì, settembre 02, 2003
Al terzo ingresso a tradimento nella stanza del prof, ho visto il suo sguardo disperato. Giovane rompipalle logorroica in arrivo, porco cane non ho fatto in tempo a nascondermi dietro al computer. Viso espressivo il suo: non manca mai di trasmettere il fastidio della mia presenza. Stemperato da battute e saggi consigli: il ragazzo si sa comportare. Venticello dalla sua finestra, io seduta di fronte alla sua scrivania mentre lui parla al telefono -immancabile premessa nelle conversazioni telegrafiche: sono qui c'ho gente- con il classico tono di voce direi molto di più, ma c'è una persona in stanza, per di più studente e femmina. Guardo fuori dalla finestra, le case e dietro la campagna, i disegnini di colli e cipressi così familiari, e siamo qui in questa stanza e ci sono anch'io -cioè c'è gente- e non so mai se dovrei andarmene quando squilla quel telefono, per discrezione o per riverente affettazione, e poi riguardo fuori e sento che arrivano le lacrime. Già che quando c'è questo clima gli occhi mi cambiano ancora più colore; l'umido e il cielo di nuvole bianche li rendono verdi -mi sembravano così belli stamattina quando mi sono guardata nello specchietto della macchina- e quando c'è quella luce chiara ma non luminosa, non so perchè, sono anche più facili a velarsi di lacrime, e si intensificano ancora di più nella tonalità, come se il loro colore fosse direttamente proporzionale all'intensità del mio sentire. Le ho ricacciate dentro, giù via dalle pupille, deglutendo fino a farle arrivare nello stomaco dove ricompongono quel lago di ghiaccio che non se ne va mai. Non avevano motivo di esserci quelle lacrime, se non per la loro voglia di inumidirmi le guancie. Sì, le variabili dummies; e verifico anche la correlazione. E poi le spedisco tutto via mail. Vi prego state buone, lì nello stomaco, non zampillate irrispettose come siete, chè lui sta qui a darmi dritte sagge e intelligenti, e non fatemi apparire patetica.
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martedì, settembre 02, 2003
Ecco, sono entrata in un negozio di abbigliamento: c'era luce in quel momento. Ne sono uscita ed era già notte. Bottino non particolarmente vittorioso, ma dotato di un'esuberante maglietta arancio arancio arancio, assolutamente inopportuna per qualsiasi occasione quotidiana, motivo in più per mettermela in una giornata completamente anonima come potrebbe essere domani, con un'abitudinaria combinazione biblioteca, un'oretta in stanza dal prof più svariate ore al computer sul mio capitolo V. Domani, martedì due settembre sarò una luminosa visione arancione. Già pregusto la mia immagine allo specchio, mentre mi spazzolo i capelli, mi metto il profumo e faccio le boccaccie. Straordinaria fonte di piaceri quotidiani, essere femmina.
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lunedì, settembre 01, 2003
Non capisco quanto la mia lentezza nel concludere questa maledetta tesi sia dovuta a indecisione e amore del provvisorio o a un'ontologica mania di perfezionismo, mania che però certo non si perfeziona... passo da momenti in cui mi sento una completa idiota ad attimi di elettrizzante sensazione (beh però dai, questo è un lavoro al di sopra della media, ben al di sopra...). O forse, più semplicemente -e gira gira gira, prima o poi il cerchio si stringe e io lì devo arrivare... su, un altro poi, lo sai che non basta avere la semplice sensazione per la consapevolezza, verbalizza! verbalizza! quello che ti sembra sia già emerso dal subconscio, verbalizza!-... più semplicemente, sono qui da mesi a perdere tempo dietro a questo lavoro tedioso e completamente inutile per non accorgermi di quanto mi sento sola SOLA forza scrivilo SOLA SOLA SOLA perchè mi vergogno ad ammetterlo chè arrivo a incazzarmi con i miei genitori perchè litigano per gli episodi più ridicole e non si rendono conto di quanto sono fortunati ad avere l'un l'altro e quasi provo una punta di invidia, per il loro burrascoso menage à deux e la sua stabilità di fondo... sentimento meschino il mio Prima, prima di lui, prima di tutto il bene e di tutto il male -eppure io il bene e il male li avevo già vissuti prima, eccome se li avevo vissuti, eppure non riesco a ricordarli- mi sentivo placidamente arenata nella mia condizione di solitudine e adesso invece sono così insofferente; vivo il mio stato come un'ingiustizia. Una totale sete di affetto che ha paura di non venir soddisfatta. Ho bisogno di dormire qualche ora.
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