sabato, giugno 14, 2008
DSCN5022
postato da: agrodolce alle ore 21:04 | Permalink | commenti (1)
categoria:
domenica, maggio 01, 2005
Sono felice di come è cominciata la primavera. Con una mamma che sulla porta di casa, in romanesco, redarguisce i "regazzini": se proprio dovete ammazzarvi di botte, fatelo piano. E con qualcuno che riflette prima di mandare i messaggi, e qualcuno invece no. Sento il concerto: c'è la finestra di camera aperta e guarda san giovanni. MIAO.
postato da: agrodolce alle ore 15:33 | Permalink | commenti (1)
categoria:
martedì, aprile 05, 2005
LA GATTA VA "AL LARDO" O VA "A LARGO"?
Gli economisti, categoria notoriamente animata dal desiderio di trovare esaurienti schemi interpretativi per i grandi interrogativi circa la terra e le sue risorse, ahimè esauribili, hanno accolto con entusiasmo la sfida epistemologica.
Ci sono effettivamente varie scuole di pensiero.
I teorici dell'economia sostengono che la gatta vada "al lardo". In virtù dell'assunto sul comportamento atomistico degli agenti, la gatta non ha altra fonte di informazione se non se stessa. Tuttavia qui vige un regime di informazione asimmetrica: la gatta è meno informata del proprietario del lardo (analogia con i modelli principale-agente, in particolare quelli applicati al mercato del credito, tipo stiglitz-weiss). Ovvero la gatta pensa che basti essere lesta e acciuffare il lardo. Il proprietario invece è in grado di anticipare il comportamento della gatta, e si apposta dietro a una colonna con una mannaia (qui si contrappongono due distinte sfumature; la cattiveria del capitalista di sapore marxiano, e un bel film dell'orrore di serie b). La gatta, a causa delle sue deficienze informative, ci lascia quindi lo zampino, e non parliamo figurativamente.
Gli econometrici sostengono invece che la gatta vada "a largo". Calibrando un modello in cui la gatta pesa 3,457 kg e il suo zampino una quota pari allo 0.07 di tale valore, e in cui l'estensione massima della gatta -calcolata per un'ipotetica bracciata a stile libero-,tali studiosi hanno calcolato che la velocità media di nuoto della gatta è 0.6km/h. Rielaborando dati tratti dall'ultimo annuario istat circa la capacità polmonare di un gatto medio -4 anni, 4 kg, in salute, alimentato a kitekat- hanno approssimato la resistenza della gatta in 20 minuti. Prendendo poi come benchmark la spiaggia di torvajanica, il cui "largo" dista circa 0.4 km dalla riva, hanno dedotto che: la gatta al massimo riesce a fare 0.2 km (0.6 / 3), quindi la gatta ad andare a largo ci prova, ma non ci arriva e ci lascia lo zampino, ovvero, con metafora che più si adatterebbe a un volatile, ci lascia le penne.
Gli economisti applicati stanno costruendo una vasca nel centro della ridente frazione "tor vergata". Hanno rubato ai ricercatori della facoltà di fisica 2 o 3 gatti da esperimento, e stanno per rivoluzionare la scienza economica, che per sua natura non sarebbe sperimentale, ma basata esclusivamente su dati storici.




postato da: agrodolce alle ore 19:37 | Permalink | commenti
categoria:
martedì, febbraio 15, 2005
 

Allora ecco cos’è. E’ che c’è un giorno della settimana in cui tu fai reset, in cui usi solo una piccola percentuale di quella già risicata quota di cervello che siamo in grado di adoperare. C’è un giorno che ti limiti a offrire solo gli scarti dei pensieri settimanali, solamente quelli di riserva, quelli che hai preferito tenere in panchina, quelli di quando metti la marcia in folle. Come pare che facciano nei ristoranti per il brunch della domenica: prendono tutti gli avanzi delle portate rimaste, tutti gli ingredienti con data di scadenza prossima o già trascorsa, li assemblano e li elaborano un pochino e poi gli danno nomi appetitosi. E tu li hai assemblati così candidamente, di fronte a me e al lago, gli avanzi della tua testa e gli sbadigli e i calci a un pallone sgonfio e una rasatura approssimativa e le gomme da masticare al posto del dentifricio e dello spazzolino.

Grazie per questo squarcio di verità, per avermi fatto capire che forse la serenità sta anche lì, dove la domenica si arriva con le pastarelle all’una e un quarto e dove i nipoti portano i nomi dei nonni.

postato da: agrodolce alle ore 14:49 | Permalink | commenti (5)
categoria:
martedì, gennaio 18, 2005

Mai matematica più esosa di quella che vuole assegnare alle mie giornate un coefficiente di soddisfazione, un tasso di sconto della felicità (chi dice che bisogna essere pazienti per non soffrire? per vedere luci più abbaglianti vanno forse scavate buche più profonde? un torrente di pensieri sgorga adesso, su sacrifici e ricompense, e su tanti io io io che vedo veleggiare nella mia testa, alcuni più insensibili di altri)

il conteggio degli indicatori di utilizzo del cellulare, quello delle calorie, quello dei giorni che mancano all'esame, quello del tempo che mi ci vuole ad arrivare prima che chiuda il supermercato, quello dei giorni che mi separano dalla fine dello stage, quello dei concerti mancati, delle mail che avrei dovuto ricevere, degli abbracci che mi spettavano per anzianità, per polso, per notti che non riesci a dormire, quello dei pensieri tristi e amareggiati, dei giorni mesi (anni?) che  separano dalle felicità vissute e l'unico algoritmo che non riesco a generare è quello che serve a capire 

quando

forse

ancora

di nuovo

sarò felice

 .

postato da: agrodolce alle ore 16:36 | Permalink | commenti (7)
categoria:
domenica, dicembre 26, 2004
Lo stadio è il riferimento stradale, e Fiesole che osserva dall'alto quello storico. Il piazzale a sinistra; non si sarebbe visto se fosse stata presa la scorciatoia, però non si è scesi giù verso porta romana e adesso, sopra san niccolò, ci son le macchine in coda che scendono placide. Piove fitto fitto e sparute sono le figurine per strada. La via è elegante, di un'eleganza vecchiotta e quindi dall'aplomb ancora più austero.

Al secondo piano -si vede bene dalla finestra, anche se i vetri liberty sono colorati- c'è più luce accesa del necessario. C'è una cucina con un grosso tavolo rotondo coperto da una tovaglia blu.

E sopra la tovaglia: sciarpe, da candele, da pantofole, da collane e anelli, da posaceneri a forma di bestiole, da cuscini, da creme, da torrone smozzicato e cicche e bucce di mandarini, e una gatta persiana di nome pina.

Attorno al tavolo in quattro. Difficile caratterizzare i personaggi. Basterà forse dire che una è bionda bionda liscia con gli occhi nocciola, una è castana con gli occhi blu blu blu, una è rossa e riccia con occhi verde gatto, e e un'altra ancora è castana con gli occhi color sottobosco?

No, non basterà.

E allora diremo che una ha lavorato a maglia la sciarpa verde che è sul tavolo nelle sere in cui non si girava i concerti jazz di mezza toscana da sola, con una macchina rossa, e che sull'aereo per belfast si innamoreranno tutti di lei e lei saltellerà e offrirà un inchino beffardo e seminerà risate e offrirà caffè per tenere tutti svegli contro i terroristici retaggi.
Di un'altra diremo che l'ardore di mettere insieme passione politica, amore per le neuroscienze, disciplina sportiva, origine mitteleuropea a preferenza per gli uomini nati da napoli in giù solo in lei dà inediti risultati di geniale umanità, tra brusche virate e dolcissime lettere notturne.
E dell'altra, che solo per sbaglio è nata a firenze e non a londra, dove i cappuccini costano cari, ma, a saperli cercare, sono altrettanto buoni, si sappia che sa montare le tende da campeggio come nessun altro, che il suo saluto al sole mattutino sulle italiche spiagge fa sorridere anche il sole, che, oltre a imbiondirle i capelli, rende dorato il suo dolce e tenace integralismo.

Ne manca una, ma forse è il caso di non disturbarla. Lasciamola là, rapita dal suo personalissimo racconto di natale.


postato da: agrodolce alle ore 00:54 | Permalink | commenti (5)
categoria:
martedì, novembre 09, 2004
Ma se mio padre, dopo che torna dal cinema ("shall we dance" trascinato da mia madre), mi chiede "lu, SECONDO TE CHE SEI UN'ESPERTA, ma Jennifer Lopez è vero che è tutta rifatta?"...

...io, quell'"esperta", come dovrei prenderlo?
postato da: agrodolce alle ore 23:36 | Permalink | commenti (4)
categoria:
lunedì, ottobre 18, 2004
allora io è da un po' che sono tornata a casa e ho più o meno 18 ore per imbastire un discorso coerente da raccontare a quei grandissimi stronzi domani... e poi tra un'ora dovrei andare a tirare calci e pugni e poi mi devo lavare i capelli, devo anche cucinare la cena, e ci sarebbe pure ER stasera...

insomma, ma dovevo proprio mettermi a ballare il reggae da sola in camera per più di mezzora?!?
postato da: agrodolce alle ore 18:51 | Permalink | commenti (4)
categoria:
venerdì, ottobre 15, 2004
"Sai agrodolce, pensavo di cambiare casa. Tanto a me settanta/ottanta metri quadri e un garage bastano..."

"Sì però poi se ti prendi un cane come fai? ti tocca dormire sul pianerottolo"

"perchè un cane? ma io con gli animali non..."

(ah i sigari cubani e la tauromachia!)
postato da: agrodolce alle ore 22:50 | Permalink | commenti (6)
categoria:
mercoledì, ottobre 13, 2004
Voglio guidare ancora, ancora, ancora adesso quando la solitudine è di tutti, e solo una grande città ti dà questa solitudine piena e completa, e anche se sto arrivando e dovrò parlare e sorridere, voglio ancora guidare e guidare e non si devono mai fare le undici, quando non avrò più alibi per rimanere sulla tangenziale.

(that I could never imagine a place so beautiful
I could never steal your gold away)

Una giornata di osservazione, di quelle giornate che non capisci se ti hanno levato brandelli di pelle e sei senza protezione o se ti hanno attaccato miriadi di elettrodi, che vedi tutto, senti tutto e tutto ti dà brividi di pace, perché è l’epidermide o quello che sta sotto che ti dice, ti urla che stanno tutti soffrendo, mentre affoghi nella bassezza umana del tram e mentre vedi i cibi precotti al supermercato

(I try to walk like a big wham bam
I came across like a battering ram
I try to float like a telegram sam
I’m trying to divine you)

Tutti, anche i ragazzini che scendono dai motorini, e si lisciano e si leccano i capelli e si guardano nello specchietto, e tu li vedi, mentre giri l’angolo del tuo quartiere antifascista (benvenuti a s.l., quartiere denuclearizzato, antifascista e pieno di cacche e punkabbestia)

Tutti, anche quelli sui SUV, che dopo un giorno nel traffico cominci a sospettare che non ci mettano la freccia nella dotazione di serie.

(I try to walk like a big wham bam
I came across like a battering ram
I try to float like a telegram sam
I’m trying to divine you)

E scusami, lo so: farò tardi, faccio sempre tardi, io sarò sempre in ritardo. Sui miei di tempi, non conosco i tuoi, ma sui miei, sta’ certo, sempre; e staccherò il mio telefono e continuerò a tacere; chè a raccontarla con uno schema su un foglio la mia vita non ci vedrai mai un’ombra di ritardo, ma a starci dentro il treno parte sempre in anticipo, e l’altoparlante si rompe sempre un attimo prima.

(I try to walk like a big wham bam
I came across like a battering ram
I try to float like a telegram sam
I’m trying to divine you)

E non mi importa se mi vedi arrivare con gli occhi rossi; perché chi si è stupito di un parcheggio signorile di fronte a un ospedale d’autunno guarda dritto negli occhi ma non vede. Né mi va di mentire: me ne vado adesso, sarà prematuro per te, ma per me è già tremendamente tardi perché la solitudine la respiro meglio fuori, lungo la strada e sulla tastiera del mio computer.

(I try to walk like a big wham bam
I came across like a battering ram
I try to float like a telegram sam
I’m trying to divine you)

Lasciami guidare, e che mi sorpassino da destra i primitivi della strada; lasciami continuare ad arrivare in ritardo e lasciami stare curva e avere i miei occhi lucidi, ancora lucidi quando scendo in strada e ascolto la mia musica; e lasciami piangere, perché sono stanca, sono distrutta stanotte; e voglio che mi lasci la libertà pensare che sto sbagliando, che continuo a sbagliare e che perdo treni, vita e sorsi di allegria.

(Yeah yeah yeah yeah yeah yeah)

(dopo una certa ora di notte il nuovo cd dei R.E.M. andrebbe vietato; pena dieci punti come per la guida in stato di ebbrezza)



postato da: agrodolce alle ore 00:12 | Permalink | commenti (4)
categoria:
giovedì, ottobre 07, 2004
Ti senti sperduto in una grande città? circondato da tanti individui sconosciuti? hai forse la sensazione di essere solo, una particella, un atomo, assordato dal mondo post-moderno?

Non è vero che sei solo! C'è un tizio che certamente conosci e ti aspetta nel centro di Roma. L'hai visto in tv, o ne hai sentito parlare alla radio, di certo in famiglia. Sui libri di scuola menzione dovrebbero averne fatta. E pure la domenica via via l'avrai intravisto. Ma sì che hai capito, è proprio lui: Gesù (sì quello che ti ha fatto crescere i denti davanti). Non ci credi? E allora va' a verificare in Piazza Navona (hai ragione: l'altra sera ti avevo anche assicurato che ci sarebbe stato Costantino in discoteca, ma qui si parla di gente di tutt'altro calibro). Tu pensavi che in Piazza Navona ci fossero soltanto Bernini, Borromini e tanti pakistani che vendono le rose? E invece ti sbagliavi; la piazza è bella, ampia e lunga e l'amministrazione Veltroni -in assenza di uno speaker's corner a villa ada- ha garantito il suo angoletto pure a Gesù, l'angoletto dalla parte di corso Vittorio.



Ancora non ci credi? allora, malfidato che non sei altro, controlla un po' gli orari di visita su gesualcentro.org. Non fosse mai che tu lo beccassi in pausa pranzo.
postato da: agrodolce alle ore 02:29 | Permalink | commenti (5)
categoria:
giovedì, settembre 30, 2004
I once wrote to someone that I felt english to be the most confidential language to me. That same person told me that my voice changes when I speak english; it gains twains of bitterness that it usually doesn't possess. That same person doesn't want to talk to me any longer, be it because of my verbal bitterness, be it because I bring back unpleasing memories. But tonight this is my mood, back to my hidden capacity to switch into the other one, to wear the baggier clothing, to move the accent to other notes. Dreaming of a cat drowning in the ocean and realising at the same time to have lost my own wallet and to say it out loud. And then gasping, and sipping and no one to share those emotions with. And again today sipping and weeping and it's no more a matter of language, but there is still no one to share that with.
postato da: agrodolce alle ore 23:29 | Permalink | commenti (4)
categoria:
domenica, settembre 26, 2004
Un film noioso e poco sentito, un freddo inaspettato, le scarpe troppo larghe in quanto altrui, rientro a casa verso l’una senza stelle nel cielo. Un po’ di latte e qualche rivista, poi una sommaria ricerca di qualcosa di breve da leggere, qualcosa di già letto che mi conduca dolcemente al sonno, da cercare non tra le mie cose, ma nella libreria della stanza accanto. Piumone fresco di quelle sostanze che dovrebbero sostituire in maniera meno invasiva la naftalina, chill chill chill e brrrr, gatto che dorme sulla finestra, l’introduzione è meno di due pagine e poi è sufficiente quella manciata di righe del primo “La Città e la Memoria” e la mano destra si allunga per spengere la lampada sul comodino e la mano sinistra sistema frettolosamente il libro a fianco del cuscino. La mano destra torna verso il corpo, verso il viso e poi verso il collo. E lì, al posto della pelle liscia, seccata da un’abbronzatura quasi del tutto estinta, il ruvido, il raschio di particelle un po’ rade tra la maglia, le saliere del collo e le spalle. Un tarlo? Ma qui non c’è legno sul soffitto… La maglia? Eppure era già stata indossata la notte prima… Nel torpore e nel buio, nello stropicciarsi del sonno che stava arrivando, difficile realizzare con immediatezza che si trattava di sabbia. Ma una volta riconosciuta la sensazione tattile (e il sapore: un gusto un po’amaro di cose perdute…), l’immagine giunge subito nitida: del libro letto in cima agli scogli, il vento che sfoglia le pagine di questo Calvino dei Nuovi Coralli, il sole del pomeriggio, sulle braccia la peluria imbiondita e imbiancata dal sale dei bagni ripetuti, i capelli annodati dopo dolorosi strigliamenti con un pettine di plastica.
L’avrò letto io? O sugli scogli mia madre, cinque dieci o quindici anni fa? più probabile così, ma non fa differenza.

Perché la sabbia è rimasta tra le pagine, ma l’estate, come da canzonetta, è bella che finita.
postato da: agrodolce alle ore 15:48 | Permalink | commenti (1)
categoria:
giovedì, settembre 09, 2004

MIAO MIAO.
Ruffiano, dolce, indispettito, timido... in tutti i modi ho usato il mio miao miao, in tutte le occasioni, passepartout del mio linguaggio, tra l'evocativo e l'approssimativo.

Fino a che... fino a che biagio antonacci non dichiara impunemente in una sua ignobile canzone che lui e la canalis passano il tempo su un letto bianco in mezzo a un parco A MIAGOLARE.

E adesso come faccio? io non voglio miagolare come quei due, vestiti immacolati come due angioletti su un prato...
Già ho smesso di fumare, adesso mi tolgono pure il prezioso miao miao... sono proprio fritta.
postato da: agrodolce alle ore 12:10 | Permalink | commenti (5)
categoria:
giovedì, settembre 02, 2004
Insistente, il cielo è terso e luccicante. Oggi mi lascio andare e compro un pacchetto di sigarette, uno da dieci però, giusto per supplire ai tiri balneari rubati alla caterina. La bronchite non si fa più sentire, e io, recidiva, ne voglio, della bronchite intendo, a sua volta una recidiva. E' un anno che trastullo questo blog. E' uno scontro inevitabile con la mutevole sorte rileggerlo.
postato da: agrodolce alle ore 17:48 | Permalink | commenti (2)
categoria:
giovedì, agosto 12, 2004

IT COULD HAVE BEEN A BRILLIANT CAREER

He had a stroke at the age of 24
It could have been a brilliant career
Painting lines in a school that was too well known
Painting lines with a friend that had gone before
She challenged everyone to a fight
But the prefects all backed down
And they ran her out of town
Cause she drank and swore and spoke
Out of turn, she was the village joke

She had a stroke at the age of 24
It could have been a brilliant career
Getting clients to finance her strategies
Filling time in on Safeways on Saturday
She wears the clothes of an emperor
But her paintings are a sham
And they're going for a grand
When the dealers come to view
Do they ever see the real you?

He had a stroke at the age of 24
It could have been a brilliant career
Selling lies to the boys with the old Dansettes
Pulling the wool, playing the fool, it's no wonder that
He is dribbling spit tonight
And the one he sent away
Was the only one who stayed
With a spoon and a decent book
And you can tell by the way she looks he is sorry and resigned
As he wets himself for the final time

Belle&Sebastian



postato da: agrodolce alle ore 15:31 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, luglio 14, 2004
Elizaveta Martirosyan nasce in Georgia (ex URSS, reddito medio annuo pro capite: 2500 $, fonte the World Factbook 2004) due anni prima di Agrodolce. Studia al Conservatorio V. Sarajishvili di Tbilisi (Georgia), dove si diploma nel 2000. Debutta nel ruolo di Gilda nel Rigoletto all’opera di Bitumi (Georgia) e quindi interpreta Violetta nella Traviata all’Opera di Tbilisi (Georgia), poi canta nelle vesti di Adina nell’ Elisir d’Amore sempre a Tbilisi (Georgia). Vince numerosi premi: tra gli altri un premio straordinario al concorso Vinas di Barcellona (2001), il Premio “Speranza” del concorso Tchaikovsky di Mosca (1998), il premio pubblico dell’Operalia Placido Domingo di Washington (2001). E’ allieva di Shirley Verret, Raina Kabaivanska e Bernadette Manca di Nissa. Il repertorio di musica da camera in cui si è cimentata comprende Mozart, Pergolesi, Schubert, Wolf e Poulenc.
Il 12 luglio del 2004 si esibisce per la settimana musicale estiva dell’Accademia Chigiana nel Te Deum op. 103 di Dvorak, nell’incantevole scenario della chiesa di S.Agostino di un’altrettanto incantevole città toscana.

Lo stesso giorno Agrodolce, si sveglia attorno alle dieci e mezza e si trascina dalla casa al mare alla spiaggia per fare colazione e poltrire al sole. Nel pomeriggio si trascina dalla spiaggia alla stazione e sale pigramente su un treno, dove il sonno la coglie subitaneo impedendole di oltrepassare la pagina trenta dei Fratelli Karamazov (aiutati che dio t’aiuta: non lo finirai mai). Dalla stazione di arrivo strascica i piedi verso la macchina e va a farsi un giro in centro, già incupita dal fatto che si è dimenticata nella sua abitazione di Roma la maglia bianca scollata sulla schiena che fa risaltare l’abbronzatura e che starebbe così bene con la sua nuova borsa con le faccine da pop art, comprata al concerto –quale concerto era?- ah sì, al concerto dei Groove Armada. Tornata a casa –quella in città- si deve quindi infilare malvolentieri un’altra maglia bianca scollata sulla schiena che fa risaltare l’abbronzatura, per poi raggiungere il parcheggio a pagamento posizionato in modo strategico sotto l’incantevole scenario della chiesa di S.Agostino dell’incantevole città toscana di cui è ancora insoddisfatta residente.


Mah.

is a woman, write this down
put the paper, over there
more than it is
no more than it is

Lambchop “is a woman”



postato da: agrodolce alle ore 22:42 | Permalink | commenti (1)
categoria:
giovedì, luglio 08, 2004

E' da meno di ventiquattro ore che sono in balia del trasporto pubblico romano.

Agrodolce in un bagno di sudore.

postato da: agrodolce alle ore 16:51 | Permalink | commenti
categoria:
domenica, luglio 04, 2004

Cloppete cloppete.

Se n'è andato anche questo palio. Un palio pugliese romano, grazie ai due marcantoni che mi hanno raggiunto rapiti dal rito antico, il quale rito invece nei loro confronti era del tutto indifferente.

E stupiti. Che io li coccolassi in vena ciceroniana senza voler niente in cambio. Vi nutro, vi pascolo, vi do pure un giaciglio, ma non chiedetemi perchè. Vi voglio bene, sì, però state a distanza.

Il tufo e i palchi in piazza stasera erano stati rimossi. Ed io sempre la stessa; abbronzata a 'sto giro, e con meno sensi di colpa al galoppo, ma sempre la stessa.

A forza di procedere nel cammino dell'ascesi sto forse arrivando troppo in su. Non si può sempre aspirare al candore, quello dell'animo. Non si possono rimuovere eccessivamente le invidie, le gelosie, gli sguardi di squincio. Io sto diventando sempre più trasparente, quindi sempre più impenetrabile.

E' il caso che adotti qualcosa di torbido nella mia vita.

Intanto provo a ispirarmi di più a Carrie di Sex and the City e a diventare una feticista delle scarpe: inciampa sempre come Bridget Jones, ma almeno da dieci centimetri più in su.
postato da: agrodolce alle ore 03:12 | Permalink | commenti (3)
categoria:
mercoledì, giugno 23, 2004


The cats will know


Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l'alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.

Farai gesti anche tu.
Risponderai parole -
viso di primavera,
farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l'alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi più non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.
Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffriremo nell'alba,
viso di primavera.


Cesare Pavese 1950

postato da: agrodolce alle ore 00:27 | Permalink | commenti (5)
categoria: